Ristorante Don Pasquale: atmosfere, colori e sapori di Roma

Nel cuore di Roma sorge un palazzo di prestigio che affaccia su via delle Muratte, lungo il percorso che collega il Pantheon con il Parlamento e la Fontana di Trevi. Anticamente conosciuta come ‘La strada degli artisti’, qui gli atelier dei pittori convivevano con i negozi degli antiquari e i laboratori da cui uscivano creazioni di alto artigianato.

In questo contesto così ricco di storia e di suggestioni, RPM Proget – lo Studio romano che vanta un consolidato know how nella progettazione e realizzazione di spazi per la ristorazione, l’ospitalità e il retail – ha realizzato un importante progetto per un cinque stelle lusso, il Maalot Hotel, oggi pienamente operativo e che ha già al suo attivo mesi di presenza nel panorama alberghiero del centro di Roma, con riscontri molto lusinghieri.

L’albergo si sviluppa su quattro piani per un totale di circa 3000 metri quadrati di un elegante palazzo storico dell’Ottocento dove, fra il 1828 e il 1837, ha soggiornato il grande compositore Gaetano Donizetti.

UN TAVOLO AL DON PASQUALE 

Don Pasquale – una delle più fortunate opere del compositore bergamasco – è il nome scelto per il ristorante gourmet, che è già diventato una delle eccellenze dell’hotel e un punto di riferimento per la ristorazione di questa zona di Roma.

In cucina officia il giovane chef Domenico Boschi che lavora sulla tradizione e coglie gli aspetti più raffinati della gastronomia locale con un menu che offre i classici della cucina romana (dal cacio e pepe, all’amatriciana, alla carbonara) reinterpretati per essere più coerenti con lo spirito del ristorante, accanto alla proposta di piatti più esclusivi.

Il Don Pasquale è un ristorante che, pur essendo collocato all’interno di un hotel, ha una sua forte personalità e una clientela propria nel pubblico romano e internazionale. Contribuisce a questo fatto la forte visibilità esterna del locale e la presenza di un dehors importante e attraente, complice anche la posizione centralissima del locale vicino ai palazzi romani della politica.

Nella progettazione del ristorante Don Pasquale convergono idealmente tutti gli aspetti che hanno ispirato la genesi di questa importante realizzazione” dice l’architetto Roberto Antobenedetto di RPM Proget.

Il ristorante ha una sessantina di coperti. La scelta dei colori si è orientata su toni soft, dove prevalgono i verdi e i beige, mentre la pavimentazione è costituita da un parquet molto vissuto di rovere in una calda tonalità miele. Il colore verde è particolarmente rilassante e si contrappone ai rivestimenti rossi lucidi e opachi dei divani. Uno spazio che esprime la visione ‘green’ che non manca mai nei progetti di RPM Proget e che qui ha trovato tutti i presupposti per dare vita a un ambiente singolare e suggestivo, in un’atmosfera che fonde fascino storico e raffinatezza.

IL RISTORANTE COME UNA GALLERIA D’ARTE

Il ristorante è un vero e proprio salotto tra i vicoli del centro storico di Roma. Non a caso, qui le sedie non sono le uniche protagoniste ma si accompagnano a sedute e divani che creano un’immagine di residenza privata.

Le sale del ristorante sono concepite come un’elegante galleria d’arte dove artisti di grande popolarità nello scenario contemporaneo sono protagonisti delle pareti. Stanley Gonczansky, Gonzalo Fuenmayor e Massimo Listri espongono le loro opere come accadeva nella via degli artisti, la location dove si trova il Maalot Hotel.

Il gioco di interpretazioni dissacranti e ironiche di una tecnica classica di Goncansky che si legge avvicinandosi a quelli che sembrano tele “importanti” si contrappone ai fascinosi e solenni bianchi e neri di Fuenmayor e alle monumentali costruzioni architettoniche della fotografia di Nistri per popolare di raffinate inquietudini spazi, che tutto vogliono essere meno che banali, e il Don Pasquale sta qui a dimostrarlo.

I tavoli del ristorante sono in ceramica ricamata portoghese protetti da un vetro che conferisce riflessi dorati e che – insieme al ricco corredo degli specchi – crea un ambiente scenografico di grande coerenza espressiva.

L’illuminazione ruota attorno a un grande lampadario, un lavoro ideato dall’architetto Antobenedetto specificamente per questo progetto. Di dimensioni importanti, un metro e ottanta di circonferenza per un metro e ottanta di altezza, il lampadario emana una luce soffusa regolata da un dimmer che crea un’atmosfera calda e rilassante. Un gioco di prospettive e di dettagli intriganti come i carrellini portaliquori popola lo spazio lounge creando originali percorsi visuali.

Anche la reception è stata concepita come un salotto, con caminetto, poltroncine e divani; un elegante studio che contiene una ricca selezione di libri a disposizione degli ospiti. In tal modo, la reception si trasforma in uno spazio relax in cui check-in e check-out diventano un momento piacevole, dove le formalità sono ridotte al minimo e si trasformano in un momento di accoglienza, accompagnato da un calice di bollicine.

UNA RESIDENZA DI CHARME

Lo stile del Maalot Hotel richiama le atmosfere di una residenza inglese, dalle pareti di stoffa alla moquette dei pavimenti, dagli arredi alle lampade e ai colori delle trenta camere, una diversa dall’altra, vestite con tessuti, cuscini, tendaggi e rivestimenti tessili in colori morbidi e armoniosamente accostati.

Il tema dell’acustica ha visto un intervento strutturale sia sui solai sia sulle pareti con applicazione di fibra di gesso e pannelli Silent Diamond. Anche l’idea di ‘vestire di stoffa’ le camere contribuisce ad attenuare il rumore, in quanto la moquette a pavimento e i rivestimenti in tessuto imbottito creano un effetto ovattato che esalta l’effetto d’insonorizzazione.

Le trenta camere sono classificate per superficie utile, dalla classica camera matrimoniale di 16 metri quadrati alle stanze comprese fra i 25 e i 27 metri quadrati, fino alle camere con salottino e agli spazi più importanti come miniappartamenti con piccolo salotto, libreria e scenografici caminetti in pietra. Tutte le camere sono dotate di cabina armadio realizzata su misura in legno noce Daniela con una zona destinata all’appenderia e alla scarpiera e una zona destinata alla cassettiera, che contiene all’interno il frigorifero e il ripiano per la cassaforte incassata.

Il bagno è rivestito in marmo Calacatta arabescato a macchia aperta, come il piano dei lavabi incassati e qui l’impegno è stato sempre quello di creare uno spazio a parte per i sanitari.

Le due camere nell’attico hanno marmi Portoro fondo nero con venature oro, un rivestimento raffinato e di atmosfera. All’interno dei bagni di queste piccole suite è stato utilizzato anche il legno di noce Daniela, la cui tonalità si lega bene con il marmo Portoro e il suo fondo nero e oro.

Tolti questi aspetti sottolineano il fatto che ci troviamo in un boutique hotel dove arredi e accessori sono un unicum in tutte le camere. Uno specchio su due livelli con l’area centrale arretrata crea un gioco di profondità e costituisce un elemento particolare, la cui idea è nata osservando uno specchio esposto in un mercatino dell’antiquariato a Firenze.

I quadri all’interno delle camere si ispirano alla canzone di Marvin Gaye: ‘Wherever I lay my hat, that’s my home’ (Ovunque appoggio il mio cappello, lì è casa mia). Il copricapo diventa protagonista della illustrazione grafica delle stanze e crea un racconto voluto e coerente, che prosegue anche nelle aree comuni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.