A Roccaverano da aprile a ottobre per incontrare i produttori e assaggiare i loro prodotti

Dal 2 aprile Roccaverano riapre le porte al pubblico della sua “Scuola” nella centrale Piazza Barbero 1, primo showroom dedicato alla DOP. Le aziende del Consorzio Roccaverano, a turno, la animeranno con vendita e degustazione di prodotti, tutti i sabati e le domeniche dalle 11 alle 18, fino all’ultimo weekend di ottobre.

Saranno giornate di incontro e confronto con i produttori che racconteranno le loro storie, la loro esperienza e il loro formaggio, che lo scorso anno è stato tra i vincitori dall’Italian Cheese Awards nella categoria “fresco”. Saranno occasioni per rinnovare la perfetta simbiosi tra la nota Dop e il territorio cui appartiene, al confine traLanghe e Monferrato (province di Asti e Alessandria).

«La Scuola è un fiore all’occhiello di Roccaverano, è un punto di riferimento gastronomico e culturale, un centro di documentazione sulla nostra DOP – spiega il presidente del Consorzio, Fabrizio Garbarino –. Da qui vengono anche organizzate visite alle aziende agricole consorziate per vedere da vicino come nasce il formaggio, per capire come si allevano gli animali e, nel rispetto delle regole igienico-sanitarie, come si lavora nei caseifici».  In quest’ottica, da giugno a settembre sarà operativa anche la rassegna “Le domeniche della Roccaverano “, un programma di visite guidate nelle aziende del Consorzio. 

Le iniziative del Consorzio si intrecciano con molteplici attività turistiche. Ad esempio, trekking come il “Sentiero 5 delle Torri” fanno tappa a Roccaverano proprio perché questo, oltre a essere un formaggio, è sinonimo di un territorio di grande fascino

La Dop è sempre più conosciuta, grazie anche alla sua declinazione in numerose ricette, fino a travalicare i confini nazionali, «ma non subisce gli effetti spesso negativi della fama, ovvero la perdita di attenzione alle sue proprietà distintive in favore di una produzione più industrializzata – precisa Garbarino –. La Roccaverano Dop resta un prodotto artigianale, che guarda al futuro con lo scopo di eccellere sempre in termini di qualità».

Tra gli obiettivi a breve termine anche quello di sganciarsi dal nome tradizionalmente ancorato alla Robiola, «perché nell’immaginario collettivo questa è esclusivamente un formaggio fresco – conclude il presidente del Consorzio –, mentre il nostro è anche stagionato, dai sapori decisi, fino al piccante, in funzione dell’affinatura». Il suo sapore evolve anche quando viene conservato per qualche giorno in casa, il sapore infatti, è strettamente legato ai fermenti lattici vivi che rimangono nella pasta fino al momento del consumo.

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