Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura

Foto: Guido Reni, Danza campestre, 1605-1606, olio su tela, 81 x 99 cm, Roma, Galleria Borghese, ph. Mauro Coen, © Galleria Borghese

La Galleria Borghese dedica una prestigiosa mostra al grande maestro del classicismo seicentesco e inaugura, a più di trent’anni dall’ultima grande esposizione italiana, la prima di una serie di esposizioni internazionali dedicate al pittore bolognese. Esposte oltre 30 opere che provano a ricostruire i primi anni del soggiorno romano dell’artista, il suo studio appassionato dell’antico e del Rinascimento, il turbamento provocato dalla pittura di Caravaggio e i rapporti con i committenti, partendo dal suo interesse per la pittura di paesaggio in rapporto ad altri pittori attivi a Roma nel primo Seicento.

Il giovane Guido Reni arriva nella Città Eterna all’inizio del Seicento e vi rimane, con frequenti interruzioni, fino al 1614. Un soggiorno inizialmente distinto da una serie di lavori a sfondo religioso e terminato con il meraviglioso affresco con l’Aurora eseguito fra il 1613 e il 1614 nel casino del cardinale Scipione Borghese – oggi Pallavicini Rospigliosi

La mostra ruota attorno alla Danza campestre (1605 circa), il dipinto di Reni già appartenente alla collezione del cardinale Scipione Borghese, alienato nell’Ottocento, poi disperso, nel 2008 ricomparso sul mercato antiquario londinese come anonimo bolognese e da un anno nuovamente parte della collezione della Galleria. 

Il percorso espositivo si snoda dal grande salone d’ingresso con 4 monumentali pale d’altare – la Crocifissione di San Pietro (1604-5); la Trinità con la Madonna di Loreto e il committente cardinale Antonio Maria Gallo (1603-4 c.a.); il Martirio di Santa Caterina d’Alessandria (1606 c.a.) e il Martirio di Santa Cecilia (1601), opere che mettono in risalto la sensibilità dell’artista e la sua capacità di confrontarsi con il genere religioso. Seguono dipinti come la Strage degli Innocenti (1611), San Paolo rimprovera San Pietro penitente (1609 c.), del soggiorno romano, e Lot e le figlie e Atalanta e Ippomene (1615-20), di periodi più maturi, che testimoniano come Reni fosse fortemente affascinato dal mestiere degli scultori

La seconda parte è incentrata sul tema del paesaggio e presenta le eccezionali raccolte della Galleria e prestiti importanti. Introducono il percorso alcune rilevanti opere emiliane: dal Paesaggio con la caccia al cervo di Niccolò dell’Abate alla Festa campestre (1584) di Agostino Carracci; alcuni quadri di Paul Bril, parte della collezione museale; Paesaggio con Arianna abbandonata e Paesaggio con Salmace ed Ermafrodito (1606- 8 c.a.) di Carlo Saraceni, provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte. Si affiancano alcune tarde sperimentazioni di pittori bolognesi: dai quattro tondi di Francesco Albani eseguiti nel 1621 per Scipione Borghese e abitati da dee e ninfe – al Paesaggio con Silvia e il satiro (1615) del Domenichino dalla Pinacoteca di Bologna. Infine, la Danza campestre, il capolavoro che ritrae una festa campestre, accompagnata dalla musica del liuto e della viola da braccio, a cui assistono dame e signori del luogo seduti in cerchio in una radura tra gli alberi. Alle spalle del gruppo, sotto il cielo nuvoloso, sorge un paesaggio collinare costellato di castelli, casali, una piccola chiesa e uno specchio d’acqua solcato da alcune vele.

La mostra, a cura di Francesca Cappelletti, è accompagnata da un catalogo edito da Marsilio con testi, tra gli altri, di Daniele Benati, Raffaella Morselli e Maria Cristina Terzaghi.

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