I dolci popolari che accompagnano il Carnevale

Il giorno 16, è martedì grasso, l’ultimo giorno di Carnevale. Festa antichissima definita “il frammento più antico e meglio conservato della cultura popolare”, risale al tempo degli antichi romani che celebravano tra dicembre e marzo, i “Saturnali”. Erano feste dove si ricordava il tempo favoloso di “Saturno” in cui, come “Esiodo racconta”, “Gli uomini vivevano come Dei, avendo il cuore tranquillo, liberi da fatiche e sventure”.

frappole

Durante queste feste si banchettava tra orge, balli, sfilate in maschera e in carri in un mondo rovesciato dove i servi vestivano gli abiti dei padroni e cibo e vino correvano in abbondanza, almeno una volta per tutti. I cristiani poi trasformarono questa festa pagana nel Carnevale, parola che deriva dal latino “Carne vale: addio carne!”. Per secoli dunque in Europa il Carnevale venne impersonato da un maiale che moriva per lasciare spazio alla lunga Quaresima imposta ai contadini dalla Chiesa ma anche della povertà dei campi che rimanevano improduttivi fino al raccolto estivo. Il maiale era il principe del Carnevale, festa dunque dell’abbondanza e dei bagordi prima dei giorni della Quaresima.Prima della Guerra, ai tempi nostri nonni, nei giorni di carnevale, con licenza dei superiori, si vendevano in molte Città e paesi murati di Romagna su panchette messe in lunga fila, le “Loverie” dei giorni grassi che alcune famiglie facevano in occasione dei periodi di feste. Le panchette, con addobbi giulivi di nastri e tordele, festoni e fiori di carta, ponevano in bella mostra per i clienti diverse pietanze. Il popolo girava, guardava, comprava e mangiava, le pance si tiravano, le tasche dei corsetti si svuotavano e tutti davano fondo ai risparmi perché comunque domani era quaresima e in ogni casa il paiolo veniva attaccato alla chioderia di una trave nella camera del fuoco e avrebbe bollito ancora nel camino solamente all’alba del mattino di Pasqua.
I dolci che si preparavano durante i periodi di carnevale erano diversi:“Sfrappole Montanare”: gli ingredienti principali sono: 500 grammi di farina; 100 grammi di ricotta; tre bicchieri di rum; un a tazza di latte; un uovo; un pizzico di lievito da pane; un pizzico di sale. Impastare tutto insieme, tirare la sfoglia delle spessore di mezzo centimetro, tagliare tanti nastri larghi circa quattro centimetri poi friggere in olio bollente o strutto, cospargere con zucchero a velo.“Frappole di Ravenna”: 200 grammi di farina; un cucchiaio di strutto; due uova; due cucchiai di zucchero; due cucchiai di vino; un pizzico di sale. Impastare tutto con vino bianco o liquore, tirare la sfoglia col matterello, lasciandola spesso una moneta. Tagliare la pasta in tante strisce larghe due dota poi friggere in strutto bollente e spolverizzare con zucchero.
“Sfrappole forlivesi”: 240 grammi di farina; 300 grammi di burro; zucchero pestato fine 30 grammi; due uova; un pizzico di sale. Impastare con le mani e lasciare riposare la pasta. Tirare la sfoglia col matterello, tagliarla a strisce lunghe dieci o quindici centimetri e intrecciare tra loro. Metterle a friggere in una padella con olio e strutto e spolverare con lo zucchero. Servire le frappone con zabaione caldo, con vino caldo, con miele liquido o con sciroppo di Saba, di ciliegia, di amarena, di ribes, di fragola o di lampone.
“Focaccia di Re Carnevale”: 500 grammi di farina; 200 grammi di zucchero; 250 grammi di burro; quattro uova; un litro di latte; lievito di birra per fare il pane; 350 grammi di uva passa; succo di limone, una buccia di limone grattugiata. Frullare il burro a crema, aggiungendo lo zucchero e i tuorli d’uovo per ottenere una massa schiumosa; poi aggiungere alla farina il lievito e incorporare con la massa ottenuta precedentemente, mescolando con latte; aggiungere l’uva passa, il succo di limone, la buccia grattugiata e gli albumi delle uova battuti a neve. Riempire un o stampo a forma rettangolare ben unto di grasso, mettere lo stampo nel forno molto caldo a cuocere per circa un’ora e quindici minuti.
Castagnole “Biscotti di Carnevale”: 500 grammi di farina; un chilo di zucchero, venti alcuni di uova; un bicchiere di acquavite; un pizzico di lievito. Battere gli albumi e aggiungere lo zucchero, la farina, l’acquavite e il lievito. Tirare col matterello il composto sulla piastra di marmo e a piacimento dar la forma ai biscotti da realizzare. Cuocere a fuoco temperato nel forno.
“Castagnaccio dei poveri”: fare una pasta molle con acqua, farina di castagna (un chilo), un cucchiaio di grasso e un pizzico di sale e cuocere il tutto in una casseruola molto unita.
“Castagnaccio dei ricchi”: fare una pasta molle con latte, farina di castagna (un chilo), frutta tagliata a pezzettini, fichi secchi tritati, uva passa, cioccolato fondente tritato, pinoli, due cucchiai di olio, venti cucchiai di zucchero, un pizzico di sale. Fatto l’impasto, riporlo in una casseruola molto unta con polipo e Alchermes o Saba e una spolverizzata di gherigli di noci e nocciole finemente pestati.
“Castagnole”: 300 grammi di farina; 50/60 grammi di burro; 100 grammi di zucchero; due uova; uno bicchierino di rum o altro liquore; la scorza grattugiata di 1 limone; i cucchiaio colmo di lievito in polvere; sale e olio ( o strutto) per friggere. In una terrina sbattere le uova, unire lo zucchero, il sale, la scorza del limone, il rum, il burro fuso, quindi la farina con il lievito. Mescolare bene il composto e lasciare riposare pochi minuti, poi formare delle palline con le mani. Friggere in olio bel caldo e, appena dorate, sgocciolare su della carta assorbente. Servire le castagnole spolverizzate con zucchero. La ricetta sembra lunga ma in 30 minuti si realizza. Le palline possono essere irrorate con Alchermes o Saba.
“Tagliatelle fritte”: si prepara una sfoglia di uova e farina come la pasta fatta a mano, la si tira con il matterello e vi si grattugia sopra la buccia del limone; si spreme il succo di un Lione e con esso si irrora la sfoglia già stesa; si spolvera la stessa con zucchero semolato. A questo punto si arrotola la sfoglia e la si taglia proprio come se si dovesse fare le tagliatelle, ma senza aprirle. Così, ancoro arrotolata, una a una, si immergono nella padella dove l’olio di semi è stato portato a giusta temperatura e si lasciano friggere, lentamente. La frittura è la parte più importante, la tagliatella, ancora arricciata su se stessa, Devono risultare appena dorate e croccanti.
Sabadò Solarolo – Altro dolce della tradizione contadina che si faceva durante la vendemmi o per la festa di carnevale sono i “Sabadò”, tortellini dolci a base di Saba, i cui ingredienti nel passato dipende devano in parte dalla disponibilità della mensa familiare. Un prodotto della tradizione romagnola, a cui i cittadini di Solarolo (RA) da diversi anni dedicano una festa. IL dolce era una consuetudine nel periodo della vendemmia ma si realizzava anche durante il carnevale. Gli ingredienti necessario per la loro creazione son o la Saba, castagne secche o fresche, i cannellini secchi, zucchero, farina di castagna, buccia di un limone e marmellata. Per prepararli è necessario far bollire le castagne e i fagioli in due recipienti diversi. I due prodotti, quando hanno raggiunto la cottura, devono essere passati e impastati assieme a mezzo bicchiere di Saba e la buccia grattata di mezzo limone, quindi vanno amalgamati con un cucchiaio di zucchero. Potete aggiungere anche delle Marmellate, particolarmente indicata quella di susine e di mela cotogna. A questo punto preparare una sfoglia con farina di castagna, acqua e zucchero. Lavorare l’impasto e stenderlo fin o a ottenere una spessore di circa due millimetri, da questa sfoglia ricavare dei quadri di circa 8 centimetri di lato. Porre un cucchiaio dell’impasto sul quadro di sfoglia e chiudere i due lati opposti su se stessi, in modo da formare un cilindro. Pizzicare in alcuni punti la pasta per fermarla, quindi chiudere il cilindro. I “Sabadò”, ora, andranno messi8 in forno e lasciati cuoce3re fino a quando do la pasta esterna diventerà di colore nocciola. E’ possibile cuocerli anche alla griglia. Finita la cottura, irrorati con la Saba. Sono buoni sia caldi che freddi e, bagnati con la bagnina o con. Un vino dolce, sono una prelibatezza gastronomica. La Saba che accompagna questo prodotto è uno sciroppo d’uva dolce.


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