Sukhothai, dove nasce l’Alba della Felicità

Un nome dolce e una storia complessa. Sukhothai significa “alba della felicità” e la sua comparsa nelle cronache storiche avviene nel corso del XII secolo quando perde la sua indipendenza a seguito dell’espansione territoriale di Jayavarman VII, il grande conquistatore di Angkor che estese i confini del regno cambogiano fino ad occupare il sud-est asiatico nella sua quasi totalità. L’indebolimento di Angkor nel secolo successivo permette a Sukhothai di riconquistare l’indipendenza. Grazie a un condottiero, Pha Muang che durante la metà del XIII secolo scaccia gli invasori Khmer liberando la città non solo del loro giogo politico e amministrativo ma anche delle loro imposizioni culturali, religiose ed artistiche. E’ da questo momento che la città inizia ad assumere l’aspetto architettonico che giungerà fino ai nostri giorni. Il culto Vaishnava e della triade del Buddismo Vajrayana venerati dai Khmer lasciano infatti gradualmente il posto alle influenze birmane e dell’India nord-orientale che portano a Sukhothai il Buddismo Hinayana.

Il XIII secolo si chiude con l’avvento a Sukhothai di un grande Re che si distingue sia per le spiccate doti di conquistatore che per la grande umanità. Si tratta di Ram Khamaeng che, seppure per un breve arco di tempo, estende l’influenza della città fino a tutta la penisola di Malacca facendo di Sukhothai un regno forte e rispettato in tutto il sud-est asiatico. La sua fama giungerà fino alla corte cinese che diverrà il principale acquirente del prodotto più raffinato della città: le celebri ceramiche Sangkhanlok che ancora oggi vengono prodotte nei laboratori del piccolo villaggio adiacente al sito storico.

Ma Ram Khamaeng passerà alla storia soprattutto per il testo di quella che gli storici chiamano Iscrizione Sukhothai 1 ed incisa in una grande stele a base quadrata oggi conservata al Museo Nazionale di Bangkok. Questa è infatti la prima iscrizione in lingua Thai, che diverrà il punto di unione di tutte le comunità di stirpe Tai migrate verso sud dalla Mongolia fin dal primo millennio e stanziatesi nella grande pianura del fiume Chao Praya, oggi Thailandia centrale. Nasce così il concetto di unità del popolo Siamese.

L’iscrizione fornisce anche due informazioni di estrema importanza storica e sociale. Nella prima, Ram Khamaeng si propone come un Re giusto e umano, che si batte per il bene del suo popolo. E’ qui chiara l’intenzione di distanziarsi dalla ferrea struttura piramidale dominata da un Re divino propria del precedente dominatore Cambogiano, i cui ricordi sono evidentemente ancora vivi. Nella seconda, il Re fornisce una meticolosa e dettagliata mappatura della città che ha permesso agli storici moderni di ricostruirne le sembianze basandosi sulle attuali, meravigliose rovine. La visita al parco archeologico di Sukhothai è una tappa assolutamente da non perdere durante un viaggio in Thailandia.

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