Bologna città turrita

L’aspetto che aveva Bologna fra il XII ed il XIII secolo non era tanto diverso da quello che ha oggi New York. La Dotta e la Grande Mela, pur in assi temporali diversi, hanno “un particolare” in comune, le costruzioni che svettano toccando il cielo. Nella Bologna del tardo 1200 si chiamavano torri, nella New York dei giorni nostri sono grattacieli. Una visione mozzafiato in entrambi i casi anche dando una occhiata fugace alle vecchie stampe. Le torri fortificate, costruite dalla nobiltà di Bologna, nota per questo anche con il nome di “la turrita”, erano un centinaio. Oggi ne sono rimaste poco più di venti comprese le due più famose, simbolo della città, la Garisenda e la torre degli Asinelli. Alcune sono torri difensive, altre case-torri. Visitarle significa non solo ammirarne le caratteristiche esterne, ma scoprire anche particolari celati ai più. Il portale di promozione turistica

I love Emilia – Romagna (www. http://iloveemiliaromagna.com), specializzato nel fornire percorsi alternativi di carattere storico-artistico, gastronomico, paesaggistico, in zone poco battute dai turisti, disponibile sui social con la pagina FB omonima, organizza visite guidate alla scoperta della città. Ed uno dei tour riguarda nello specifico proprio le torri.

Intanto qualche anticipazione che può aiutare nella comprensione di quello che era la funzione delle torri. Generalmente, sui loro muri esterni, compaiono delle cavità simili a buchi. Non si tratta della conseguenza di qualche atto vandalico. Quei “buchi” sono i punti nei quali era ancorata la struttura in legno che le circondava e sulla quale – se le torri erano vicine come nel caso della Garisenda e dell’Asinelli – i combattenti ingaggiavano anche scontri fisici diretti prendendosi a pugni. Di conseguenza, quelle che sembrano finestre in realtà sono porte, accessibili sia dall’impalcatura esterna, sia dalle scale interne che corrono lungo il muro interno per tutta la lunghezza della torre. Se qualcuno infatti pensa di trovare chissà cosa all’interno delle torri, è destinato a restare immancabilmente deluso. Infatti, l’interno della torre è vuoto, occupato soltanto dai gradini che si inerpicano su, fino a dove l’altezza lo permette. Le uniche a fare eccezione sono le case- torri che univano la casa alla fortificazione. Era la soluzione adottata dai nobili meno abbienti che non avevano sufficienti risorse per costruire i due edifici separati.

Piazza Maggiore, cuore pulsante di Bologna, è il punto di partenza ideale per il percorso dedicato alla scoperta delle torri e dei loro segreti. Guardandosi attorno sono tre le torri che si vedono: quella dell’orologio di Palazzo d’Accursio, sede del Comune, torre degli Scappi su via Indipendenza e la torre comunale D’Arengo che nasce dal voltone del Palazzo del Podestà, di fronte alla chiesa di San Petronio in piazza del Nettuno. Palazzo d’Accursio era di proprietà dell’omonimo giurista che fu costretto a fuggire dalla città per ragioni politiche. Il palazzo venne allora trasformato in deposito di granaglie e poi scelto come sede comunale. L’orologio che svetta, inserito nel XV secolo, era dotato un tempo di un carillon poi tolto. Le statue dei Re Magi che uscivano allo scoccare delle ore fanno oggi parte della collezione comunale di opere. Torre degli Scappi, la cui lunghezza venne dimezzata nell’800 per ragioni di sicurezza, apparteneva ad una famiglia nobile della quale non è giunto a noi il nome. La leggenda vuole che “scappi” fosse quello che una domestica iniziò a urlare quando vide Re Enzo, tenuto prigioniero nel palazzo al quale ha dato il nome, mentre tentava di fuggire nascosto in una cesta. Anche la torre comunale d’Arengo ha una particolarità: nella sommità è dotata di campane, fatte suonare in caso di pericolo, per comunicare con il castello della guardia un tempo situato sulla collina attualmente occupata dal santuario di San Luca.

Proseguendo lungo via d’Azeglio e dopo aver superato Piazza de Celestini, in Vicolo Spirito Santo si trova la casa torre eretta dalla famiglia Castellani, nome trasformato nel tempo in Catalani. Oggi la casa torre fa parte del complesso monumentale del Teatro Romano, sede degli archivi di Stato. Accanto si trova la chiesa e l’oratorio del Santo Spirito. Quest’ultimo è stato realizzato laddove un tempo funzionava la casa di appuntamenti comunale che, alla fine del ‘400 venne spostato in via Archiginnasio.

In via IV Novembre, accanto a piazza Galileo, sorge la torre dei Lapi inglobata nel palazzo comunale. Di proprietà dell’omonima famiglia, venne dimezzata in altezza durante il periodo napoleonico ed ora è alta “solo” 18 metri. Pochi passi e, vicino all’Oratorio di San Giovanni Battista sorge la torre dei Galluzzi, costruita al centro di una corte di palazzi nel 1257 dall’omonima famiglia guelfa. In origine era alta 60 metri, poi divenuti poi 40. La torre è l’ultima di quelle costruite nel 1200. La sua particolarità è legata alla struttura perfettamente conservata e alla presenza della piazzetta, la corte in cemento, che negli anni ha sostituito il giardino realizzato in origine a servizio della casa nobiliare. Alla torre è legata anche la leggenda di Beatrice Galluzzi, considerata dal Boccaccio nel suo Decamerone, come la donna più bella del mondo. La famiglia di Beatrice era guelfa, quindi filopapale. Nonostante questo decise di sposare Malatesta Carbonesi, di matrice ghibellina, quindi filoimperiale. Come nella Firenze di Dante anche nella Bologna di quell’epoca il contrasto fra le due fazioni era pesante. Il padre di Beatrice non prese bene la notizia del matrimonio. Così decise di intervenire. Organizzò una spedizione nella quale Malatesta venne decapitato. Al rientro porse a Beatrice una sciarpa di seta e le ordinò di impiccarsi alla torre. Le torri di Bologna custodiscono spesso storie di questo tipo. Per conoscerle occorre vivere la città con una guida esperta, in grado di poterle raccontare. Per questo i percorsi guidati di Iloveemiliaromagna sono importanti.

Dopo un veloce passaggio davanti alla torre Ramponi che sovrasta il negozio attualmente occupato dalla Benetton, si torna nei pressi di via Rizzoli dove, in un angolo di Palazzo Re Enzo si può ammirare torre Lambertini. Parliamo di nuovo di una casa torre, alta 23 metri, costruita dalla famiglia guelfa dei Lambertini. E’ divenuta particolarmente famosa nel 1400 perché divenne dimora del boia. Si narra che la Lazzarina, moglie del boia, aggiungesse dei fiori al balconcino che sporge ogni qual volta suo marito eseguiva il proprio incarico. Un segnale che i bolognesi avevano imparato ad osservare ogni mattina passando da quelle parti.

Torre degli Alberici in Via Sant Stefano è stata tagliata, come spesso è successo, per ridurne il peso ed evitare la possibilità di crolli. Ora la sua altezza è inferiore di 27 metri rispetto a quella originaria. La torre è famosa perché Dante vi si recava per prendere lezioni dal Prof. Alberici che li abitava.

Un altro piccolo sforzo e si arriva in piazza di Porta Ravegnana. Qui sorge il simbolo di Bologna, la torre degli Asinelli che con i suoi 97,2 metri è alta quasi il doppio della torre di Pisa e sovrasta, per un metro abbondante, il notissimo Big Ben. Considerando poi che è stata abbassata di 22 metri, in origine doveva essere mastodontica. Per arrivare in cima occorre percorrere ben 498 gradini. La sua altezza era legata all’utilizzo. La torre degli Asinelli infatti serviva da osservatorio militare per il castello della guardia posizionato laddove ora sorge il santuario della Madonna di San Luca. La torre della Garisenda che le si affianca, è la quarta torre più antica di Bologna. La sua inclinazione di oltre 3 metri, il doppio rispetto alla torre di Pisa, convinse i proprietari, la famiglia nobiliare che la fece erigere, a portarne l’altezza ai 48 metri attuali, accorciandola di 12. Dante Alighieri la vide quando ancora era integra e la paragonò al gigante Anteo chinato a sovrastare lui e Virgilio nel XXXI canto dell’Inferno.

All’elenco si può aggiungere ancora qualche nome. Torre Agresti, ad esempio, che in Piazza Galileo ha resistito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e, ancor prima, a incendi e ristrutturazioni che l’hanno penalizzata di venti metri senza mai colpirne il fascino. Oppure Torre Azzoguidi in via Altabella , ripetutamente ristrutturata per conservarne la struttura e le caratteristiche originarie. Come non citare poi Torre Prendiparte, in Via Sant’Alò, seconda in altezza, con i suoi 60 metri, soltanto alla torre degli Asinelli. Utilizzata come baluardo difensivo dalla famiglia guelfa dei Prendiparte venne utilizzata in seguito, quando divenne parte del Seminario Arcivescovile di Bologna, come sede del carcere dell’Arcivescovado. Da alcuni anni la Torre è diventata un esclusivo B&B dove è possibile organizzazione cocktail, intrattenimenti musicali, cene di gala o incontri informali, visite guidate, feste di compleanno, ma anche colazioni di lavoro e riunioni riservate.

Monia Savioli

 

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