Il lungo viaggio del pomodoro fra storie e benessere

E’ l’Italia il paese dei pomodori, nonostante il luogo di origine sia il Cile. Dopo la scoperta dell’America avvenuta nel 1492 grazie alla spedizione di Cristoforo Colombo, gli esploratori importarono in Europa piante di pomodoro, ma queste, furono inizialmente viste con sospetto.
Si temeva infatti che quell’ortaggio dal colore giallo fosse velenoso e quindi utilizzabile solo a scopo ornamentale, ma il secolo dopo constatata la sua innocuità, iniziò la diffusione anche per uso alimentare e, come è risaputo, gastronomicamente molto apprezzato.
Se la varietà iniziale era gialla, da qui il nome “pomo d’oro”, le successive selezioni di questo prodotto hanno visto il prevalere di tonalità rosse per le numerose varietà diventate famose particolarmente in Italia, alcune delle quali sono ora protette dai marchi di qualità Europei Dop e Igp.
Le differenze organolettiche delle varietà di pomodori esistenti sono rilevanti e si basano sulla compattezza della polpa, sulla dolcezza, l’acidità, la sapidità, da qui è possibile la scelta in funzione degli utilizzi di cucina: consumazione a crudo, pelati da conserva, polpa per sughi, ecc.
La qualità del pomodoro, ovviamente, dipende dai tempi e dalle metodologie di coltivazione, se sono raccolti nel periodo estivo a seguito degli effetti di una buona insolazione si può ottenere il massimo livello gustativo, un terreno ricco di sali minerali e bene irrigato incide fortemente sul risultato qualitativo finale grazie alla concentrazione di elementi nutrienti che sono assorbiti dalle radici; saranno meno gustosi se maturati nelle serre durante i mesi più freddi.
Assodato e risaputo che il pomodoro è versatile in cucina e molto gradito, la vera sorpresa viene dagli effetti salutistici che induce nei consumatori, ciò è comprovato da vari centri di ricerca italiani, per ultimo lo studio condotto dall’Università di Bologna nel corso  del seminario “Pomodoro d’Autore” realizzato nella storica sede della De Rica, ex industria conserviera di pomodori a Larzano di Piacenza, ora riconvertita a splendido incubatore di eventi. “La Fabbrica 54” è museo, centro per congressi, eventi artistici e culturali; la gastronomia italiana rientra perfettamente nella tradizione culturale e artistica.
In questa occasione medici nutrizionisti, chimici, giornalisti, hanno parlato dell’evoluzione di questo frutto che, essendo ricco di licopeni dal forte potere antiossidante può essere considerato un alimento antitumorale di eccellenza, particolari benefici li ottiene la prostata.
I partecipanti al convegno sono stati coinvolti dal pizzaiolo Luca di Massa nella preparazione di pizze “Vera Napoli” con l’impiego di quattro varietà di pomodori appositamente selezionati per questo impiego e quattro notissimi chef (Isa Mazzocchi, Daniele Repetti, Claudio Cesena, Cesare Marretti) si sono esibiti in vari Show Cooking per dimostrare la versatilità di questo ingrediente che può essere utilizzato nelle ricette dall’antipasto al dessert.
I vini in abbinamento alle preparazioni sono stati forniti dalla vicina Azienda Vitivinicola Torre Fornello di Ziano Piacentino, il titolare Enrico Sgorbati si distingue per gli ottimi vini prodotti e anche per il suo forte legame con l’arte; nella cantina vinicola si svolgono infatti esposizioni e il concorso “Gioielli in Fermento” dove gli artisti professionisti che partecipano si ispirano al mondo del vino per realizzare le opere.
E’ stata inoltre presentata una linea di prodotti cosmetici ai licopeni (ottenuta dalla collaborazione fra le aziende bolognesi Alce Nero Bio e Pura Vida Bio); anche sulla pelle i benefici del pomodoro sono assicurati ed è stata preparata una crema cosmetica alla presenza dei convenuti e applicata con massaggi su viso e mani.
Nel territorio di Piacenza l’agricoltura è da sempre il settore economico più importante, si trovano infatti produzioni vitivinicole, coltivazioni e trasformazioni degli ortofrutticoli in particolare del pomodoro, allevamenti di suini e lavorazioni di pregiati salumi e la gastronomia. Ora c’è “La Fabbrica 54”, con il fabbricato nato cent’anni fa per fare conserve di pomodoro e rilanciato dallo stesso frutto della terra come luogo di promozione culturale grazie ai nuovi proprietari Burigazzi e Borghi.

Stefano Bugamelli


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