Dalmazia. Terra da A…mare!

È bastato davvero poco per capire come la Croazia, così vicina ma straniera, fosse la soluzione più adeguata per le nostre esigenze di turisti ‘squattrinati’. Dopo un anno di lavoro sottopagato e sottostimato, quello che più desideravamo era mare, relax ed un posto suggestivo, ma al tempo stesso economicamente accessibile, dove trascorrere le nostre ferie.
La scelta cade subito sulla Dalmazia centrale: acque cristalline, pinete incontaminate e spiagge non troppo rumorose. Adriatico sì, ma non certo caotico e spesso sporco come quello che conosciamo noi italiani. Siamo sicure: la soluzione è quella giusta, la più azzeccata. E’ tempo di preparare le valige ed affrontare la nostra breve vacanza ( una settimana) con in bocca tre uniche parole d’ordine: sole, mare e tanta, tanta tranquillità.
In cinque – tutte trentenni (per intenderci un gruppo della ‘generazione mille euro’) – partiamo dal porto di Pescara alla volta di Supetar, capitale dell’isola di Brac; località questa meno nota della più affollata Bol, la cui spiaggia Zlatni Rat – iper-ventilata – è meta di surfisti provenienti da tutta Europa. Non mancherà, nei giorni successivi, l’occasione di visitare questa lunga lingua di sassi rotondi che cambia forma e direzione a seconda delle correnti. Ma preferiremo di gran lunga la spiaggia oltre la pineta, quella dei nudisti o naturalisti (che dir si voglia), più appartata e meno turistica, con piacevoli angoli di pace, adatti per la meditazione ed il rilassamento.
Sbarcate al porto di Spalato, dopo sei ore di viaggio, riserviamo per il ritorno la visita ‘culturale’ alla città dalmata, patrimonio dell’Unesco. Visita che si rivelerà obbligatoria e suggestiva.
E’ tardi e con le valige al seguito è difficile muoversi; così decidiamo di partire con un traghetto della Jadrolinjia direttamente per Supetar, dove ad attenderci c’è il nostro padrone di casa. Gentile e disponibile, come gran parte degli isolani, ci mostra la bellissima e super accessoriata casa alle porte del paese. Sarà il nostro rifugio solo per dormire la notte.
E’ facile adeguarsi alle usanze del posto, questa è ‘la terra dove tutto scorre lentamente’; e noi siamo psicologicamente pronte ad affrontare ogni cosa con un’insolita calma. Non ci neghiamo però il piacere di escursioni subacquee e sport d’acqua: flora e fauna marina sono di un’eccezionale bellezza. Ricci di mare, polpi ed anemoni sembrano guardarci quali scocciatori estivi, con dubbiosa indifferenza. Dopo le lunghe giornate di mare, l’aperitivo negli eleganti bar sulla spiaggia, con tende trasparenti e veli costruiti ad arte da cui godere degli affascinanti tramonti, è immancabile. Birra del posto e maraschino (liquore tipico a base di ciliegia) non possono non riempire i nostri traboccanti bicchieri. Cerchiamo di attaccare bottone con gli abitanti per carpire qualche informazione utile su posti inesplorati e poco conosciuti dai turisti. Le mete tradizionali non ci piacciono. Gli indigeni sembrano saperne meno di noi, ma nascono simpatiche amicizie: Petar tassista d’estate e produttore d’olio d’inverno, clone di George Clooney, è uno dei nostri punti di riferimento preferiti per qualunque richiesta. Bandiamo le usanze italiane e decidiamo di ascoltare solo musica croata, ci rendiamo però subito conto che il panorama musicale è conteso da due soli artisti: Gibonni e Tony Cetinski. Esistono due vere fazioni di estimatori. Per il resto la musica è quella dei cantautori italiani, rigorosamente tradotta in croato. Bizzarra scoperta! Il sottofondo delle cicale che abitano le pinete è senza dubbio la sinfonia dominante delle coste.
Dieta mediterranea e sapori semplici, ma decisi, ci accompagnano durante tutte le cene a base di pesce o carne arrosto. Odori di barbecue si alzano ad ogni ora del giorno e della notte, inebriando le nostre narici e stimolando il nostro appetito, mai realmente sopito. Da buone italiane, per quanto intenzionate a dimenticare le nostre usanze, non riusciamo a rinunciare allo scontato caffè espresso che scopriamo essere gradevole in tutta l’isola.
E’ piacevole passeggiare lungo i viottoli in pietra bianca che caratterizzano tutti i paesini del posto. La pietra, lavorata dagli artisti locali, assume le forme più disparate, e noi, da brave turiste, non possiamo far altro che immedesimarci nel nostro ruolo, acquistando souvenir e scattando foto alle sculture che, ad ogni angolo dell’isola, dominano dall’alto il mare blu.
Indimenticabile la visita al centro storico di Spalato, racchiuso nello splendido palazzo di Diocleziano, che – con le sue stradine strette e i caratteristici localini, immancabilmente visitati dalle diligenti vacanziere – conclude il nostro breve viaggio lasciandoci, già ancora prima di ripartire, una velata nostalgia per questa terra così speciale che stiamo, purtroppo, per abbandonare.

Elisabetta Elieli

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